Solo 2 aziende su 5 applicano politiche di diversity & inclusion in Italia

Solo 2 aziende su 5 applicano politiche di diversity & inclusion in Italia

In Italia solo due aziende su cinque applicano politiche e attività di diversity & inclusion. PageGroup ha condotto una ricerca nazionale su un campione* di 1.202 intervistati, di cui 372 impiegati in società dove sono applicate le politiche di diversity & inclusion, da cui emerge che per due aziende su cinque politiche di questo tipo sono gestite da meno di tre anni. Dalla ricerca risulta infatti che l’’82,5% delle aziende con meno di 100 dipendenti non applica pratiche di diversity & inclusion. Gli ostacoli allo sviluppo di queste attività sono: la convinzione che non si tratti di tematiche rilevanti per l’’azienda nel 39,6% dei casi (54,2% per aziende con meno di 100 dipendenti); la mentalità del dipendente e in particolare la non accettazione di determinati gruppi di persone per il 37,1%; uffici non adatti a ospitare personale con disabilità per il 27,5 per cento. Al contrario, le principali motivazioni per l’’attuazione di politiche di diversity nelle aziende sono l’’adattamento alle imposizioni legali per il 74,2% degli intervistati e ragioni etiche per il 67,4 per cento. Il 62,9% delle donne ritiene che sia importante la ricezione di finanziamenti, mettendo quindi in primo piano l’’aspetto economico.

Sugli ambiti per cui sono state applicate politiche di diversity & inclusion nelle aziende in cui queste sono attive (campione 372 dipendenti), il 60,2% ha indicato il genere come area su cui queste pratiche sono state prevalentemente realizzate (il 68,2% per le aziende con più di 1.000 dipendenti); a seguire, la nazionalità per il 59,1%, la razza per il 53,5% e l’’età per il 49,5 per cento. Proprio l’’età è l’’ambito per il quale il 36,2% dei dipendenti pensa che sia più necessario implementare pratiche di diversity, perché ancora troppo spesso oggetto di discriminazione.

Tra le principali attività svolte dalle aziende, il 38,7% degli intervistati ha indicato la promozione dell’’uguaglianza tra uomini, donne e razze. Al secondo posto troviamo con il 28% contratti e orari flessibili per consentire di conciliare vita privata e professionale. Infine, con il 26,9% le politiche per evitare la discriminazione sessuale, per esempio durante il processo di selezione o sul posto di lavoro.

Dall’’indagine emerge anche una panoramica sulle caratteristiche che un manager dovrebbe avere per gestire al meglio un team di lavoro eterogeneo. Per il 55,2% degli intervistati la capacità più apprezzata è l’’ascolto attivo. Una risposta che accomuna uomini e donne, di età compresa tra 25 e 50 anni. “A seguire, si trovano identificazione dei punti di forza e debolezza (47,3%), la capacità di lavorare con team differenti per cultura, usi e costumi (41%), la capacità di comunicare (33%), di identificare le criticità (33%) e di risolvere i conflitti (30,9%). Leggermente meno importanti sono, infine, l’’empatia (26,1%) e la capacità di apprendere dagli altri (18,8%).

Infine, un dato positivo quanto indicativo: il 58,3% delle persone intervistate esprime soddisfazione riguardo alle pratiche di diversity. Nello specifico, gli ambiti in cui sono stati percepiti maggiormente i benefici delle policy attuate sono il miglior equilibrio tra vita professionale e privata (28%), la maggior soddisfazione al lavoro (27,7%) e il miglioramento dell’’employer branding (20,7%).

 

 

*Nota relativa al campione dell’’indagine:
Intervistati 1.202 (372 lavorano in società dove sono applicate politiche di Diversity & Inclusion): 50% donne, 50% uomini.
Età: 26% con meno di 31 anni, 39% da 31 a 40 anni, 26% da 41 a 50 anni, 9% più di 50 anni.
Settore: 28% Industria, 22% Servizi, 13% Commercio, 8% Banca e finanza.
Dimensione: 38% 1-99 dipendenti, 34% 100-1000 dipendenti, 13% 1001-5000 dipendenti, 14% più di 5000 dipendenti.
Luogo: 47% Milano, 10% Roma, 6% Torino, 6% Bologna, 31% altre regioni.

 

 

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